San Vittore negli anni Trenta
Intervista alla signora Dolores Negretti


VESTITI

I vestiti erano di 3°-4° mano. Le donne portavano tutte la gonna. Nessuno aveva il paltò.
Come scarpe si usavano gli zoccoli in legno e cuoio e a volte gli stivaletti in gomma. In estate si andava in giro a piedi nudi.
In inverno si aveva sempre freddo, tanto da aver i geloni.

 
     
 

ABITAZIONI

Le case erano semplici, avevano la stufa e il camino. Non c’era la radio e neanche l’elettricità: si usavano le candele e la luce a petrolio.
I letti erano piccoli e di legno, il materasso era fatto di FORMENTON
Tutte le stalle erano in paese. Quasi tutti avevano: vacche, galline, maiali, capre e cani.
Nella campagna di San Vittore si coltivavano le patate, i fagioli, il grano saraceno e la segale.

                                                                

L’alimentazione

Spesso si mangiava patate arrostite, formaggio magra, patate arrostite per un’ora  con farina di polenta (“mazzafam”), gnocchi di farina e patate con pasta.
Si mangiavano anche lumache e rane.
Quando c’era festa si mangiava risotto e carne.

 

I bambini

In genere le famiglie erano più numerose che oggi.
I bambini giravano per tutto il paese in piena libertà.
Spesso andavano alla Torre di Pala a giocare. Giocavano al “tocc”, ossia a prendersi, a nascondino, alle biglie, mondo, bocce, elastico, yo-yo, alle belle statuine e i maschi giocavano anche a CILUM.
Dovevano aiutare i genitori

 

 

LA SCUOLA

Si andava a scuola dal 15 ottobre al 1° maggio. Il giovedì pomeriggio era libero e il sabato si andava a scuola. Il sabato pomeriggio le ragazze avevano attività tessile (chiamata “manolavoro”) e i ragazzi avevano ginnastica.
L’edificio scolastico era quello che si usa ancora oggi e conteneva la scuola dell’infanzia, le elementari fino all’ottava e la palestra.
In sesta, chi poteva pagare, mandava i figli alla reale a Roveredo.

Nelle classi c’era un’enorme stufa nera alta dal pavimento al soffitto.
Durante la pausa noi bambini dovevamo scendere in cantina in fila indiana a prendere la legna per portarla in classe. Ogni tanto ci davano una mela come ricompensa.

I banchi erano scuri, con il calamaio. Quante macchie con quelle penne! E quanti buchi!
Non c’erano le fotocopie e c’era il quaderno di brutta e quello di bella copia.

I maestri erano molto severi. Tiravano le orecchie, usavano la bacchetta sulle mani o ti mettevano in ginocchio . A volte se eri distratto ti davano i “pensi”: compiti a casa come ad esempio scrivere la tabellina del 9 per 10 volte.

A scuola c’era il bidello che era anche il sacrista. Una volta alla settimana puliva con un secchio d’acqua il buco del gabinetto

C’era anche l’asilo con le suore. A partire da tre – quattro anni i bambini potevano andarci.

 

L’ACQUA

L’acqua bisognava andarla a prendere alle fontane.
Il sabato si faceva il bagno con i secchi d’acqua.
A scuola era proibito bere. A volte in pausa si beveva di nascosto un po’ d’acqua della signora vicino alle scuole.
Il bucato si faceva una – due volte l’anno con la cenere e il sapone. I lavatoi erano quelli di Favera, Tor bass e Tor alta. Quando c’era siccità si andava alla Moesa.

I MEZZI DI TRASPORTO

C’era il trenino che ora passa solo ogni tanto la domenica.
Poche erano le persone con l’automobile: il  dottor Zendralli di Roveredo e lo Stevenoni. C’era il camion della frutta e verdura,  la moto del Bologna dell’officina e il camion del Venturini.
C’erano carri trainati da cavalli e poche biciclette.
Le biciclette erano da uomo e si frenava con il contro-pedale.
Tutti gli anni passava il Tour della Svizzera e i ciclisti si bucavano le ruote perché la strada non era asfaltata.

 
 

I NEGOZI

C’era il nonno del Luca Annoni che faceva il panettiere e aveva la bottega con un bancone e le varie casse di riso, patate…in un sacco teneva il sale.
I Boldini avevano i coloniali, il ristorane e i mangimi per gli animali.

Mi ricordo che la michetta per la merenda costava 5 centesimi e che come caramelle mangiavamo i “bombon” millegusti.